Il segretario ha fatto la scelta giusta. A poco serve stabilire, adesso, se sia intempestiva o persino inopportuna. E’ un fatto, finalmente uno concreto con il quale i dirigenti del PD devono fari i conti. Dopo i tanti fantasmi agitati in questi mesi -congresso sì o congresso no, Bersani o Letta, Udc o Italia dei Valori, Marino o Binetti - ora hanno finalmente l’occasione che volevano: dimostrare di saper gestire una crisi drammatica, ma evidente da tempo e dunque annunciata. Lo sapevano che l’attuale scenario era plausibile, persino auspicabile da molti di loro. E dunque il buon senso fa pensare, oggi, che non possano non essere pronti. Sono tanti, hanno molta, moltissima esperienza, hanno il ruolo, talora più di uno, ..., insomma ci sono tutte le premesse affinché i dirigenti nazionali del PD riscattino dieci mesi di agonia. Lo hanno detto molti dei più autorevoli analisti: occorre coraggio, occorre un leader nuovo subito. Non perchè nel leader si esaurisca il partito, ma perchè la capacità di scelta del leader significa la capacità di scelta di una linea.
Il leader non può certo venire dall’acclamazione di un’assemblea costituente pletorica,voluta tale proprio per renderla ingestibile, dunque debole di fronte alle forzature della casta democratica, come quella del giugno 2008, quando, compatta, impose un cambiamento molto discutibile e sicuramente non casuale dello Statuto del partito. Sabato prossimo nessuno vuole assistere ad una farsa, che a questo punto diventerebbe letale. E’ ipotizzabile che vadano in molti, perché se il progetto del Partito Democratico ha tanto deluso è perchè ha tanto appassionato, e ora che si profila anche solo una parvenza di una svolta si stanno già mobilitando in molti: con sondaggi su web, newsletter, sms,... Un tam-tam immediato, pacifico, ma determinato. "Tutti a casa" dicono chiaramente e nettamente.
Non sono così ingenui da pensare che l’intera classe dirigente del Partito Democratico vada veramente a casa, né che dovrebbero veramente andarci tutti: ci sono ottimi dirigenti che ancora molto hanno da dare. Ma è arrivato il momento che diano il proprio contributo da dietro le quinte, come tutori di una nuova classe dirigente. Facciano finalmente un gesto di generosità, se non di responsabilità: si candidino, sì, ma a levatrici della nuova classe politica del loro partito.
Che non significa nuovismo ad ogni costo, bensì a due condizioni. La prima: essendo il nuovismo, di per sé, neutro -né buono né cattivo – i cosiddetti “nuovi” potranno essere utili al partito solo se accompagnati con la formazione, con l’esempio, con l’opera di seguimento di chi ha esperienza. La seconda: non intendendo per “nuovi” necessariamente i giovani di età, dovranno essere presi in considerazione anche i non giovani, purché “nuovi” agli intrighi della politica cui abbiamo assistito sino ad oggi. Non secondo lo stile Madia, per carità. Non avere esperienza politica, non deve certo significare non avere competenze e meriti: ci sono molti potenziali leader con queste caratteristiche tra i militanti del PD, tra gli iscritti e i dirigenti più in ombra. Portiamoli fuori, facciamoli emergere.
Questo è il momento in cui i vari Letta, Bindi, Bersani, Fassino, …, devono dimostrare che non hanno paura dei “nuovi”, che non li esibiscono a singhiozzo solo in ruoli marginali, che non li cooptano nelle prime file dalle ultime, quelle dei segretari purché obbedienti,…
Non è il momento questo, hanno già detto. E perchè? Dicono che la situazione è troppo difficile, che bisogna affidarsi al vice, a Franceschini. Nulla contro di lui, la cui reggenza, anzi, riequilibrerebbe quella del Ds Veltroni a favore della componente popolare nel PD, rafforzandola nel percorso verso il congresso, in tal modo tranquillizzando i molti in fibrillazione per la candidatura di un altro comunista come Bersani. Il punto è che Franceschini rappresenta la linea di Veltroni, e se Veltroni si è dimesso perché ha fallito - come lui stesso ha dichiarato - non si capisce come sia proponibile un avvicendamento.
Non vogliamo neppure ipotizzare che il caminetto dei Democratici preferisca investire del ruolo di segretario l’unico disponibile, al proprio interno, ad assumerlo, di sicuro non gratuitamente in termini di scambi politici, pur di non essere costretti a mettere la propria faccia sulla probabile doppia sconfitta di primavera.
Vogliamo dirlo più chiaramente. Taluni big democratici, quelli stessi che dicono che è tardi per fare un congresso, si sono mossi con una velocità impressionante con i propri fan, o presunti tali: alcuni hanno chiesto per sms “dai un voto a me” nei sondaggi sui quotidiani, altri hanno inviato e-mail per richiamare all’obbedienza al voto di sabato. Eppure, abbiamo appena assistito a primarie sui territori in cui il candidato sponsorizzato dai vertici è stato ignorato dagli elettori, che gli hanno preferito, quasi ovunque, quello meno irreggimentato. Or si vuol fare finta di niente?
Che dire, poi, dell’arroganza con cui il partito ha chiuso le porte ad ogni speranza che, a Roma, possa aprirsi un dibattito serio, nell’ambito dell’unico organo a ciò legittimato: l’Assemblea Costituente. Chi lo ha deciso? Non risulta sia stata convocata la Direzione nazionale, solo centoventi persone, ma di sicuro più della decina autoreferenziali del caminetto, che non è –vale la pena ribadirlo- un organo previsto dallo Statuto né da altro regolamento interno del partito, e come tale sprovvisto di poteri decisionali.
C’è da aspettarselo: se è stato deciso dai maggiorenti del PD, sabato tenteranno un colpo di mano, convincendo i due terzi dell’assemblea a votare ”il” candidato designato. Ci chiediamo, allora, a chi risponda più, ormai, l’attuale classe dirigente? Non ai militanti che chiedono, in maggioranza, un congresso e un leader nuovo subito; non agli analisti che hanno dimostrato, numeri alla mano, che una soluzione ponte sino alle europee porterebbe all’ennesimo disastro annunciato.
Sono forse degli incapaci, come qualcuno ha detto? No, i big del partito sono capaci, e come, ma hanno paura di perdere il proprio ruolo. Da lunedì hanno cominciato a fare i conti: sono in troppi a volersi contendere le spoglie di Veltroni, e hanno bisogno di tempo per stabilire giochi ed equilibri che nessuno, fuori, capisce più. Sono sordi e ciechi perché autoreferenziali: vedono, ma decidono come se non avessero visto, perchè hanno una sola vera priorità, preservarsi.
Del resto, sono gli stessi nomi che hanno incoronato Veltroni nel giugno del 2007. Veltroni ha sbagliato allora, quando ha accettato di farsi incoronare, sì, ma con l’ipoteca dei vari capicorrente. L’Associazione per il Partito Democratico, lo disse, allora, pubblicamente a Veltroni. Per aver detto questo, siamo stati rigettati dal partito come un corpo estraneo.
Ora il PD rischia di fare lo stesso errore: eleggere –non importa chi- un candidato ipotecato, che come tale non sarà mai libero. Ci vuole un confronto vero, un congresso in cui si confrontino le persone, sì, ma sulla base di idee. I tempi sono stretti? Non scherziamo: un partito a vocazione maggioritaria deve saper rispondere ad un’emergenza con urgenza. Certo, è una strada difficoltosa, ma l’unica praticabile. Se la pianta cresce storta, occorre tagliarla per avere la chance di farla ripartire di nuovo, finalmente dritta e vigorosa.
L’Associazione per il Partito Democratico, sciolta nella forma ma viva nei contenuti e nelle battaglie su web con Liberalitalia, si schiera su questo con nettezza. Il progetto PD vale, ancora oggi. Sono i suoi dirigenti che devono cambiare, tutti quelli che pensano di poter attribuire a Veltroni ogni colpa, anche la propria. Sabato, perciò, proponiamo che ci sia un dibattito vero, non pilotato, e proponiamo di mettere in campo candidati dalle facce nuove, magari quelle di alcuni Costituenti e Fondatori. Noi un po’ di nomi li abbiamo in mente.
Ho letto con molto interesse l’ intervista sul "Corriere della Sera" a Gregorio Gitti e lo sottoscrivo in pieno. Mi auguro che, dopo tante delusioni ma con ancora tanta speranza, finalmente l’ occasione per la scelta del nuovo leader per il PD sia la svolta iniziata dal progetto dell’Associazione e auspicata da tantissimi semplici cittadini che non si riconoscono nel sistema politico attuale. ...
Anche se indirettamente, ho assistito alla nascita dell’ Associazione del Partito Democratico e ricordo bene il mio scetticismo ascoltando i progetti, le idee, i programmi che ritenevo validissimi e veramente nuovi ma che, proprio per questo vedevo poco o per nulla possibili e attuabili. Quel progetto non è mai decollato, anche se i nostri politici se non sono appropriati ma alla loro maniera - vecchia - Adesso abbiamo l’ occasione per finalmente attuarlo; non lasciatevela scappare! ...


Il PD ha la possibilità di risalire! Deve essere unito, rinnovato, radicato nel territorio! Deve indicare pochi punti: giustizia veloce e certezza della pena, aumento del potere di acquisto degli stipendi bassi, eliminazione delle PROVINCE! SI, CORAGGIO! Legge su conflitto di interessi! Riforma parlamentare. Riforma elettorale!!! FORZA, CE LA POSSIAMO FARE!!!...