Non c’è vanto nel ricordare che fummo i primi come fondatori dell’Associazione per il Partito Democratico, a Milano, nel febbraio del 2006, a dichiarare pubblicamente, quando ancora non conveniva ed era sconsigliato, di volerci impegnarci per realizzare il progetto del PD come completamento della stagione politica dell’Ulivo.
Un progetto, dunque, di partito autenticamente plurale, solido e rispettoso delle diverse compenenti e aperto a processi di rinnovamento delle sue classi dirigenti, in continuo rapporto e osmosi con la società.
Oggi, a distanza di più di tre anni, un partito che si autodefinisce democratico è stato costituito, almeno nell’apparenza, visto che DS e Margherita come collettori finanziari ancora esistono, ma non è il partito che auspicavamo e che serviva la nostro paese.